Cronaca

Abbiategrasso, processo Hydra, l’avvocato Grittini: “Nessuna super-holding mafiosa, solo condotte truffaldine. Parrino paga una nomea non sua”

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Nel dibattimento del processo Hydra, in corso di svolgimento nell’aula bunker di San Vittore, si incrociano le ricostruzioni della Procura Antimafia e le tesi delle difese. Al centro dell’inchiesta vi è la presunta esistenza di un “consorzio criminale” in grado di unire Cosa Nostra, Camorra e ‘Ndrangheta nel Nord Italia. A fare il punto sulla strategia difensiva e sugli elementi emersi in aula è l’avvocato Roberto Grittini, legale di Paolo Errante Parrino, intervistato per Malpensa24.

Secondo il legale, l’impianto accusatorio che ipotizza un’associazione per delinquere di stampo mafioso (art. 416-bis) difetta dei requisiti cardine previsti dalla legge, primo fra tutti l’assoggettamento e l’intimidazione del territorio.

Grittini evidenzia come già il GIP in fase cautelare non avesse ravvisato gli estremi del consorzio mafioso, inquadrando i fatti contestati in una dimensione riconducibile a reati contro il patrimonio e condotte truffaldine.

A riprova della mancanza di assoggettamento nell’Alto Milanese, il difensore cita l’episodio di un cittadino di Abbiategrasso che aveva speso il nome di Errante Parrino presso un funzionario comunale per una questione abitativa: l’impiegato pubblico, tutt’altro che intimidito, ha immediatamente avvertito le forze dell’ordine, portando all’arresto dell’uomo nel giro di pochi minuti.

Sul contributo fornito dal collaboratore di giustizia William Cerbo (detto Scarface), l’avvocato Grittini ne ridimensiona la portata dibattimentale. Secondo il legale circa il 90% delle informazioni fornite da Cerbo sarebbero apprese per sentito dire e non per percezione diretta. “Lo stesso Cerbo si è autodefinito un truffatore piuttosto che un quadro dirigenziale con caratura mafiosa insediato al Nord – aggiunge – , mentre i dettagli specifici di natura associativa riferiti riguardano contesti territoriali catanesi”.

Relativamente alla posizione del proprio assistito, il legale fa chiarezza su alcuni punti chiave. Grittini smentisce legami diretti o di affinità tra Paolo Errante Parrino e l’ex primula rossa Matteo Messina Denaro. “Non sussiste alcun vincolo di parentela diretto – afferma Grittini – la moglie di Parrino è cugina di un soggetto che ha sposato una sorella di Messina Denaro. Scontata la condanna risalente al 1997, Parrino è stato riabilitato sul piano sociale e personale, riottenendo anche il diritto di voto. Negli ultimi venticinque anni non ha registrato alcuna ulteriore condanna. L’ingresso di Parrino nelle intercettazioni è legato a un tentativo informale di dirimere una controversia economica tra soci per la cessione di quote. Il fatto che Parrino non sia riuscito a convincere la controparte dopo diversi incontri dimostra, secondo la difesa, l’assenza di un potere coercitivo mafioso”.

L’avvocato affronta infine le circostanze dell’arresto di Parrino, avvenuto presso l’ospedale di Magenta, smentendo la ricostruzione di una vera e propria latitanza: l’imputato si era presentato in struttura per un appuntamento medico già programmato, consapevole delle conseguenze.
Attualmente l’ottantenne è recluso nel carcere di Spoleto in regime di 41-bis, misura che la difesa ha provveduto a impugnare dinanzi al Tribunale di Sorveglianza di Roma.

Il processo Hydra riprenderà nell’aula bunker di Milano il prossimo 3 settembre con un fitto calendario di udienze.

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