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Amazon lascia Malpensa, i lavoratori: «Non siamo merce. I politici dove sono?»

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Ci sono giovani, stranieri, ma soprattutto tante donne. Mamme che fanno turni assurdi per conciliare il tempo da dedicare ai loro figli («Io lavoro qui da mezzanotte alle quattro del mattino», racconta una di loro) e che credevano nella esplosione del cargo a Malpensa per garantirsi un futuro occupazionale e una stabilità economica per le loro famiglie. Ad alcuni di loro avevano già promesso che in autunno avrebbero firmato il tanto agognato contratto a tempo indeterminato. E invece una lettera, arrivata venerdì scorso, ha fatto crollare tutte le loro certezze. Questa mattina, 29 luglio, si sono riuniti in assemblea spontanea davanti ai magazzini del Terminal 2 per protestare contro il trasferimento, a partire dall’8 settembre, delle attività di handling merci di Amazon da Malpensa a Brescia.

Secondo Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl Trasporto Aereo, mette a rischio circa 180 lavoratrici e lavoratori di Mle-Bcube, oltre alle possibili ricadute sull’indotto.

Le organizzazioni sindacali sono pronte a dare battaglia e chiedono un confronto urgente con Amazon e la società di handling per conoscere il destino delle persone coinvole, le garanzie occupazionali e le eventuali ricollocazioni. Contestano inoltre una decisione «calata dall’alto», sostenendo che chi decide di spostare un’attività deve assumersi anche la responsabilità delle conseguenze sociali e occupazionali . Per i sindacati, la distanza tra Malpensa e Brescia rende impossibile il trasferimento del personale. Di conseguenza, bisogna trovare una soluzione per gli esuberi, definiti «inaccettabili» .

Al presidio non è voluto mancare il segretario della Uil Varese, Salvatore Massafra, che ha parlato di una situazione «molto preoccupante». «Ci sono 180 famiglie a rischio con questa operazione», ha dichiarato. «Non vorremmo che questo fosse l’inizio di un processo di dismissione di attività dal nostro territorio verso realtà dove c’è maggiore convenienza economica».

Nel mirino del segretario della Uil finiscono anche le istituzioni. Massafra ricorda infatti il percorso avviato con Regione Lombardia sullo sviluppo dell’area di Malpensa. «Un anno e mezzo fa abbiamo avuto interlocuzioni con l’assessore Guido Guidesi, con il presidente Attilio Fontana e con tutte le istituzioni territoriali perché qui è prevista la Zes, la Zona Economica Speciale. Se l’obiettivo è creare sviluppo, non possiamo assistere al trasferimento delle aziende altrove. Questo ci preoccupa moltissimo». Poi l’appello finale alla politica: «Quando arrivano nuove aziende sul territorio ci sono fotografie, inaugurazioni e passerelle. Quando invece le aziende vanno via e i lavoratori rischiano il posto, restiamo soli. Chiedo a tutte le forze politiche di interessarsi a questa vicenda e di lavorare insieme a noi per trovare una soluzione che consenta a queste persone di non perdere il lavoro».

Guarda il video servizio: https://www.malpensa24.it/malpensa-amazon-protesta-lavoratori/

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