Bosnia: cacciatore piemontese indagato, convivo male con accusa ma non mi tange


“Io convivo male non tanto per l’accusa che non mi tange, perché io continuo a ribadire che io là non ci sono mai andato. Sono un po’ preoccupato che per un’ingenuità e una leggerezza l’inchiesta vada avanti a lungo”.
Così Lucio Cavan, secondo indagato dalla procura di Milano nell’inchiesta sul caso dei cosiddetti ‘cecchini del weekend’, un presunto gruppo di ‘turisti cecchini e cacciatori’ che fra 1992 e 1995 sarebbero partiti da Trieste e altre zone d’Italia per andare sparare a pagamento su donne e bambini a Sarajevo, la capitale bosniaca assediata durante la guerra nella ex Jugoslavia, in una intervista alla Tgr Piemonte.”Frequentavo dei poligoni, sentivo racconti di persone che qualche anno addietro mi hanno detto ‘siamo stati là’ e li ascoltavo con venerazione, dico la verità”, aggiunge.
“Con Arkan o altri, no. No, a me hanno detto formazioni paramilitari cetniche”, spiega nell’intervista. Ma chi erano questi volontari che un ufficiale in congedo avrebbe aviotrasportato nei Balcani? “Liberi professionisti, comunque sicuramente, non avevano i miei limiti di budget. Bastava vedere anche i veicoli con cui venivano ad allenarsi”. I nomi? “Io non mi ricordo questi nomi, tanto meno cognomi, ma se me li ricordassi non li farei”.
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