Coltellate in Corso Como. Davide Cavallo e il significato del perdono: quell’abbraccio così speciale


Ieri al Tribunale per i Minorenni di Milano si è tenuta la seconda udienza del procedimento relativo all’aggressione avvenuta nella notte del 12 ottobre 2025 in zona corso Como. Durante l’incontro, Davide Simone Cavallo, rimasto ferito nel corso di una rapina per 50 euro, si è di nuovo mostrato presente per interagire con i ragazzi e confermare la propria disponibilità a un percorso di giustizia riparativa.
A margine della seduta, l’avvocato Giovanni Azzena ha spiegato che il giudice, su parere favorevole del pubblico ministero, ha accolto la richiesta di attenuazione della misura cautelare per l’unico dei tre giovani finora detenuto in un istituto penale minorile, disponendone il collocamento in comunità.
La trattazione del procedimento è stata rinviata al 26 ottobre per un ulteriore periodo di osservazione, passo che potrebbe portare all’eventuale concessione della messa alla prova.
All’uscita dal tribunale, dopo aver abbracciato ciascuno dei tre minorenni nel cortile, Cavallo si è soffermato a parlare con i cronisti del legame nato da un evento così drammatico e del percorso umano condiviso:
“Ormai non credo sia più un fenomeno mediatico. Siamo legati da un evento orribile tutti e sei. Ogni volta che li vedo so che possiamo starci vicini, se vogliamo, e questo è il percorso che tutti mi sembra abbiamo deciso di intraprendere.”
Sottolineando l’evoluzione positiva e la maturazione dimostrata dai giovani dopo le relazioni sul loro percorso estivo in comunità e in carcere, Cavallo ha aggiunto:
“Sono contento di come è andata perché vedo in ciascuno di loro un pochino di più le risorse, non la volontà, ma le risorse per affrontare un percorso come si deve e per parlarmi con sincerità e con presenza. Ora c’è un livello di presenza diverso, presenza a se stessi, presenza all’avvenimento, che permette un percorso più sentito, qualcosa di vero, non qualcosa di astratto, immaginato. I ragazzi sanno che, dal punto di vista istituzionale e per la loro vita pratica, non sono criminali. Non sono relegati a un contesto in cui vengono considerati come tali per sempre e questo forse è il primo inizio di vedere la propria vita oltre questo avvenimento e oltre quel gesto.”
UNA PARTITA CHE SI GIOCA IN DUE:
Rifiutando di prendersi il merito per l’avvio anticipato del confronto, lo studente ha infine ribadito che il suo è stato un gesto personale dettato da una propria necessità:
“Quello che ho fatto è stato estremamente personale, una necessità in primis mia. Ho gettato le fondamenta, ho aperto il campo, però non ho iniziato la partita. È una cosa che si fa in due e posso dire che sempre di più c’è qualcuno con cui giocare in questa partita.”
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