Data Center a Magenta: dopo le parole, facciamo finalmente il confronto (di Valerio Luca Trombetta)


RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – Qualche settimana fa ho scritto una lettera aperta sul dibattito relativo al progetto Data Center nell’area ex Novaceta di Magenta. La lettera aveva un obiettivo molto semplice: non sostenere né contestare il progetto a priori, ma chiedere che una discussione così complessa potesse essere affrontata mettendo in campo tutte le competenze necessarie.
La lettera ha suscitato parecchio interesse e numerosi riscontri. E questo, personalmente, lo considero un fatto positivo. Perché significa che il tema interessa. Che le persone vogliono capire. Che esiste una domanda di informazione e di confronto. Ma proprio per questo credo sia arrivato il momento di fare un passo ulteriore.
Non basta essere d’accordo sul fatto che serva chiarezza Nel frattempo sono state pubblicate anche precisazioni da parte di Namira SGR, promotore del progetto, che affrontano diversi degli aspetti sollevati nel dibattito: energia, acqua, emissioni, raffreddamento, bonifica dell’area e iter autorizzativo. Namira richiama inoltre la procedura di VIA nazionale attualmente in corso e dichiara la disponibilità a una presentazione pubblica e dettagliata del progetto una volta conclusa la procedura.
È un elemento importante. Ma una comunicazione del promotore, così come una posizione di un comitato, di un’amministrazione o di qualsiasi altro soggetto coinvolto, non può sostituire il confronto. Anzi, dovrebbe essere il punto di partenza. Perché se davvero vogliamo “fatti, documenti e chiarezza” – come ha scritto pubblicamente anche l’assessore Simone Gelli intervenendo sul tema – allora dobbiamo essere conseguenti.
Quindi la domanda diventa inevitabile: quando facciamo il confronto? Non un altro dibattito tra posizioni già definite
Non penso serva organizzare l’ennesima serata nella quale una parte espone le proprie preoccupazioni e l’altra le proprie rassicurazioni. Servirebbe qualcosa di diverso.
Un incontro nel quale, davanti ai cittadini, si possano prendere i documenti disponibili e analizzarli.
Un confronto nel quale una domanda possa ricevere una risposta tecnica, eventualmente anche attraverso un’altra domanda o attraverso un documento.
Per esempio:
Qual è esattamente la potenza elettrica richiesta dal progetto?
Quale sarà il consumo energetico previsto a regime?
Quale sistema di raffreddamento verrà utilizzato?
Quale sarà il consumo idrico effettivo?
Quale sarà il PUE previsto?
Quali saranno le emissioni dei sistemi di generazione di emergenza e con quale frequenza potranno entrare in funzione?
Quale sarà l’impatto acustico?
Quali infrastrutture elettriche saranno necessarie?
Quale sarà l’effettivo consumo di suolo e quale parte dell’area verrà destinata a verde o ad altri usi?
Quali saranno le ricadute occupazionali dirette e indirette?
Quali opere e quali benefici per il territorio sono previsti?
Quali sono le criticità evidenziate dagli enti coinvolti nella procedura autorizzativa e quali modifiche sono state richieste al progetto?
Non sono domande “a favore” del Data Center. E non sono domande “contro” il Data Center. Sono semplicemente le domande che servono per capire che cosa stiamo realmente valutando. Anche la salute deve uscire dagli slogan C’è poi un tema ancora più delicato: la salute.
Dire che la salute dei cittadini non può essere oggetto di compensazione economica è un principio comprensibile.
Ma proprio perché parliamo di salute, dobbiamo essere estremamente rigorosi.
Non basta dire che esiste un rischio. Bisogna specificare quale rischio, attraverso quale meccanismo, a quali livelli di esposizione e sulla base di quali evidenze.
E bisogna distinguere ciò che deriva direttamente dal funzionamento dell’infrastruttura da ciò che può derivare dalle opere accessorie: generatori, traffico, impianti elettrici, sistemi di raffreddamento, rumore e così via.
Allo stesso modo, non basta dire che un progetto è “sostenibile”. Bisogna poter vedere i numeri che permettono di valutarne la sostenibilità.
Questo vale per chi sostiene il progetto esattamente come vale per chi lo contesta.
La competenza non è una posizione politica
Quando si parla di un Data Center, non si sta parlando semplicemente di un edificio.
Si parla contemporaneamente di infrastrutture IT, networking, distribuzione elettrica, UPS, sistemi di continuità, gruppi elettrogeni, raffreddamento, sicurezza fisica, antincendio, automazione, monitoraggio, telecomunicazioni e continuità operativa.
Per questo continuo a ritenere utile che, accanto alle competenze ambientali, sanitarie, urbanistiche e amministrative, ci sia anche qualcuno che queste infrastrutture le progetta, le realizza o le gestisce professionalmente.
Non perché debba sostenere il progetto. Ma perché possa spiegare come funziona realmente un’infrastruttura di questo tipo.
Allo stesso modo, se si parla di salute, servono competenze sanitarie specifiche. Se si parla di consumo energetico, servono competenze energetiche. Se si parla di urbanistica, servono competenze urbanistiche.
Il confronto multidisciplinare non indebolisce una posizione. La rende più solida.
E qui torniamo ai cittadini
La questione non dovrebbe essere: “Siete favorevoli o contrari ai Data Center?” È una domanda troppo generica.
La domanda dovrebbe essere: “Il progetto specifico proposto nell’area ex Novaceta è compatibile con il territorio di Magenta sotto il profilo ambientale, sanitario, energetico, urbanistico, infrastrutturale ed economico?”
Per rispondere non servono slogan. Servono documenti. Servono numeri. Servono competenze. E serve la possibilità di mettere quei numeri e quelle competenze a confronto.
Un invito, non una sfida
Quando ho scritto la prima lettera non pensavo di avere già le risposte. Pensavo, e penso tuttora, che le domande siano il punto di partenza.
Per questo accolgo positivamente anche il commento dell’assessore Simone Gelli, che ha definito l’articolo e soprattutto le riflessioni contenute nella lettera “ottime”. Prendo quelle parole per quello che sono: un segnale positivo verso il confronto.
Ma ora facciamo il passo successivo.
Facciamolo davvero.
Mettiamo intorno allo stesso tavolo amministrazione, promotore del progetto, comitati, cittadini, tecnici, professionisti del settore Data Center, ingegneri elettrici e impiantisti, esperti di energia e raffreddamento, competenze ambientali e sanitarie.
Mettiamo sul tavolo i documenti disponibili. Prendiamo una domanda alla volta. E quando una risposta non c’è ancora, diciamolo.
Non è una debolezza. È trasparenza.
Perché un cittadino non ha bisogno che qualcuno gli dica che cosa deve pensare. Ha bisogno di avere gli strumenti per pensare e decidere consapevolmente.
E se davvero crediamo nella partecipazione, nella trasparenza e nel confronto senza pregiudizi, allora dobbiamo essere disposti ad ascoltare anche ciò che potrebbe mettere in discussione le nostre convinzioni iniziali.
Non chiedo che qualcuno mi dia ragione.
Chiedo che ci si confronti.
Perché su una trasformazione importante del territorio, conoscere prima di giudicare non dovrebbe essere una posizione politica. Dovrebbe essere semplicemente buon senso.
Valerio Luca Trombetta
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