Data Center, c’è anche Abbiategrasso: presentata la proposta per un grosso impianto nell’area ex Ropal


Un nuovo grande insediamento tecnologico potrebbe sorgere ad Abbiategrasso, nell’area industriale dismessa ex Ropal e nel vicino comparto TP9 – Vigevanese. La società Digital Milan 1 Srl ha infatti presentato lo scorso 5 agosto una proposta di Programma Integrato di Intervento (PII), conforme al Piano di Governo del Territorio vigente, per la rigenerazione dell’area e la realizzazione di un Campus Data Center ad alta tecnologia.
Il progetto, reso noto dall’Amministrazione comunale il 16 settembre, è ora all’attenzione degli uffici tecnici e dovrà affrontare un articolato percorso urbanistico e ambientale prima di poter arrivare a una eventuale realizzazione.
Un progetto da quasi 140 mila metri quadrati
I numeri danno immediatamente la dimensione dell’intervento. La superficie territoriale complessivamente interessata è di 138.815 metri quadrati: 72.265 metri quadrati nell’area ex Ropal e 66.550 metri quadrati nel comparto TP9.
Il Campus Data Center sarebbe composto da tre fabbricati, con un’altezza massima contenuta entro i 21 metri, per una superficie lorda di progetto pari a 73.982 metri quadrati.
Sul fronte energetico, il progetto prevede una connessione elettrica da 120 megawatt e una potenza termica di 468 megawatt. Si tratta quindi di un’infrastruttura di notevole rilevanza, destinata a inserirsi nel crescente sviluppo delle strutture necessarie alla gestione e all’elaborazione dei dati digitali.
Verde e rigenerazione di un’area industriale dismessa
Uno degli elementi evidenziati dal Comune riguarda la scelta di intervenire su un’area industriale dismessa e già destinata a funzioni produttive dal PGT.
Il progetto prevede inoltre la cessione di aree per la realizzazione di un margine urbano alberato di almeno 7.000 metri quadrati verso la campagna, oltre a una fascia verde profonda 80 metri sul fronte sud. È previsto anche un contributo alla realizzazione dell’anello della maratona indicato dal PGT.
Un iter ancora tutto da percorrere
La presentazione della proposta non significa dunque che il Data Center sia già autorizzato. Al contrario, si apre ora un percorso articolato.
La prima fase riguarda la pianificazione urbanistica. Il PII dovrà essere sottoposto a Valutazione Ambientale Strategica (VAS) prima della sua eventuale adozione. In questa fase cittadini, associazioni e portatori di interesse potranno prendere visione della documentazione e presentare osservazioni ufficiali.
Successivamente si entrerà nella fase di autorizzazione vera e propria del progetto, attraverso il procedimento unico previsto dalla normativa nazionale, che dovrà coordinare i diversi titoli necessari e integrare le valutazioni ambientali. Il progetto dovrà inoltre affrontare la relativa Valutazione di Impatto Ambientale, secondo quanto previsto dalla normativa applicabile.
Vista la rilevanza dell’intervento, il procedimento non sarà limitato al solo Comune di Abbiategrasso. È prevista una Cabina di regia regionale, con il coinvolgimento di Regione Lombardia, Città Metropolitana di Milano, ARPA e dei gestori delle reti idrica ed elettrica, anche per valutare gli eventuali impatti cumulativi sul territorio.
Il nodo ambientale e il raffreddamento
Tra gli aspetti destinati a essere approfonditi durante l’istruttoria c’è naturalmente anche quello ambientale, in particolare per quanto riguarda il raffreddamento dei server e l’utilizzo delle risorse idriche.
Il sindaco di Abbiategrasso Cesare Nai, citato nella comunicazione del Comune, ha precisato che allo stato attuale non sono ancora disponibili tutti gli elementi tecnici relativi alla tecnologia che sarà utilizzata. La società, tuttavia, avrebbe anticipato l’intenzione di utilizzare sistemi di raffreddamento a circuito chiuso con fluidi refrigeranti, evitando il prelievo continuativo di acqua dalla falda e il conseguente innalzamento della temperatura della stessa.
L’operatore dichiara inoltre di adottare politiche aziendali orientate all’acquisto di energia esclusivamente da fonti rinnovabili. Saranno comunque gli approfondimenti tecnici e le procedure ambientali previste dalla legge a dover verificare concretamente questi aspetti.
Dieci milioni tra oneri e compensazioni
Il progetto avrebbe anche ricadute economiche significative per il Comune. Secondo le stime attualmente indicate, 6 milioni di euro arriverebbero nelle casse comunali sotto forma di oneri di urbanizzazione, mentre altri 4 milioni di euro sarebbero destinati a compensazioni vincolate a interventi di riqualificazione ambientale.
Complessivamente, dunque, si parla di 10 milioni di euro di risorse legate all’intervento, alle quali si aggiungerebbero le opere e le cessioni previste dalla futura convenzione urbanistica.
Tra le ipotesi allo studio figura inoltre il possibile recupero del calore prodotto dal Data Center per alimentare una rete di teleriscaldamento a servizio della città. Si tratta, al momento, di una possibilità ancora da verificare sotto il profilo tecnico ed economico, ma che potrebbe trasformare parte del calore di scarto dell’impianto in una risorsa per edifici pubblici e utenze private.
Possibili ricadute occupazionali
L’eventuale realizzazione dell’insediamento avrebbe ricadute anche sul piano occupazionale. Il Comune evidenzia infatti le opportunità legate alla fase di costruzione, ma anche quelle successive, con la necessità di personale specializzato per la gestione del Data Center e di addetti qualificati per sicurezza, manutenzione e servizi tecnici.
Per Abbiategrasso si apre quindi una partita di grande rilievo, che incrocia rigenerazione urbana, innovazione tecnologica, energia, ambiente e sviluppo economico.
Per ora, però, il progetto resta una proposta. Il prossimo passaggio sarà la Valutazione Ambientale Strategica, all’interno della quale cittadini e associazioni avranno la possibilità di esaminare gli atti e presentare le proprie osservazioni. Solo al termine dell’iter urbanistico e autorizzativo sarà possibile definire con precisione il futuro dell’area ex Ropal e del comparto TP9.
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