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Intelligenza Artificiale, Cecchetti chiede una legge per tutelare l’occupazione

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«L’intelligenza artificiale rappresenta una straordinaria opportunità di crescita, innovazione e competitività, ma la transizione tecnologica non può avvenire senza regole né scaricando i suoi costi sui lavoratori. Per questo ho depositato una proposta di legge per governare l’impatto dell’IA sul mondo del lavoro, tutelando occupazione, dignità professionale e centralità della persona».

Lo dichiara Fabrizio Cecchetti, deputato lombardo della Lega e Segretario dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati.

«Non siamo più davanti a uno scenario teorico. L’intelligenza artificiale sta già modificando l’organizzazione delle imprese, le mansioni e i processi decisionali, con il rischio concreto che l’automazione possa determinare anche riduzioni dei posti di lavoro. Il legislatore deve quindi accompagnare il cambiamento con strumenti moderni ed equilibrati, evitando che l’innovazione si trasformi in precarietà, esclusione o perdita di occupazione».

«Il cuore della proposta è l’introduzione della Valutazione di Impatto Occupazionale dell’Intelligenza Artificiale. Prima di adottare sistemi capaci di incidere in modo significativo sull’organizzazione del lavoro o sui livelli occupazionali, le imprese dovranno valutarne preventivamente le conseguenze e prevedere adeguate misure di tutela».

«L’utilizzo dell’intelligenza artificiale non potrà comportare la riduzione o la sostituzione di posti di lavoro senza percorsi concreti di formazione, riqualificazione, ricollocazione o accompagnamento per i lavoratori coinvolti. L’innovazione deve migliorare il lavoro umano, non cancellarlo».

«La proposta rafforza, inoltre, il diritto dei lavoratori alla trasparenza sulle decisioni algoritmiche, garantisce una reale supervisione umana nei processi che incidono sul rapporto di lavoro e contrasta ogni forma di discriminazione prodotta o amplificata dagli algoritmi».

«L’obiettivo è costruire un modello italiano di innovazione sostenibile, capace di coniugare produttività, sviluppo tecnologico e tutela dell’occupazione. L’Italia deve guidare la rivoluzione dell’intelligenza artificiale, senza rinunciare al valore del lavoro umano, che resta il fondamento della nostra economia e della nostra coesione sociale».

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