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Magenta Special, il calcio che abbatte le barriere: al Plodari nasce una nuova squadra per tutti

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C’è un calcio che si gioca per vincere una partita e un calcio che, prima ancora, serve a vincere una sfida molto più importante: quella di costruire una comunità capace di non lasciare indietro nessuno.

Ieri sera, allo stadio comunale Francesco Plodari di Magenta, è iniziata una bellissima avventura. È stato presentato ufficialmente Magenta Special, il nuovo progetto dell’AC Magenta dedicato a ragazze e ragazzi con disabilità, una squadra che entra a tutti gli effetti nella grande famiglia del club e che vuole trasformare il campo da gioco in uno spazio di incontro, socialità, divertimento e crescita.

Una serata fatta soprattutto di emozioni. Quelle di chi ha immaginato e costruito il progetto, quelle delle istituzioni presenti e, soprattutto, quelle dei ragazzi che da oggi potranno indossare una maglia, entrare in campo, allenarsi insieme e sentirsi parte di una squadra.

«È un piacere accogliervi», ha detto il direttore sportivo Fabio Varano, ricordando come il progetto sia nato da un percorso avviato circa sedici anni fa a Cisliano e sottolineando la bellezza di un’iniziativa realizzata anche grazie al coinvolgimento di calciatori professionisti.

Per Luana Stano, nuova Vice Direttrice Generale dell’AC Magenta e responsabile del progetto, quella di ieri è stata una serata particolarmente intensa: «È un progetto molto importante. Le emozioni provate sono state fortissime e ora vorrei che fossero condivise da tutti i nostri ragazzi». Una convinzione maturata anche superando le iniziali perplessità: «Ero molto scettica, perché non si tratta di una cosa facile. Oggi però la squadra è ufficialmente iscritta».

E proprio questo è il passaggio più significativo: non si tratta soltanto di presentare un progetto, ma di aprire concretamente una nuova porta. Una porta che conduce direttamente al campo, dove le differenze diventano parte della squadra e dove la parola inclusione smette di essere soltanto uno slogan.

«Facciamo questo per dare opportunità ai ragazzi», ha spiegato Claudio Bennati. «Se pian piano porteremo persone sarà bellissimo diffondere questa nuova normalità. Sono ragazzi con abilità fuori dal comune».

Il calcio, ancora una volta, può diventare uno straordinario strumento per creare legami. Folta la rappresentanza del Comune di Magenta. C’erano infatti l’assessore Gianpiero Chiodini, secondo cui «niente più dello sport crea legami solidi e duraturi», mentre l’assessore Mariarosa Cuciniello ha definito il nuovo progetto «una vera e propria perla», ribadendo che tutto ciò che va nella direzione dell’inclusività merita di essere sostenuto.

Parole di incoraggiamento sono arrivate anche dal Presidente del Consiglio comunale Luca Aloi, che ha parlato della propria gioia nel vedere una realtà che porta novità e nuove energie nella vita sportiva della città, e dall’assessore Alessandro Pelizzari, che ha evidenziato la capacità del nuovo gruppo societario di creare spazi e opportunità per tutti, facendo dell’AC Magenta anche un luogo nel quale la comunità possa ritrovarsi.

Fondamentale, naturalmente, anche la disponibilità della società. Il presidente Emiliano Cofrancesco ha ribadito che l’AC Magenta metterà a disposizione le proprie strutture perché i ragazzi possano giocare, divertirsi e vivere lo sport nel migliore dei modi, ringraziando l’Amministrazione comunale per il sostegno.

È una storia che comincia da un campo di calcio, ma che parla a tutta Magenta.

Perché una squadra inclusiva non significa soltanto aggiungere una formazione all’organigramma di una società sportiva. Significa creare appartenenza. Significa dare a una ragazza o a un ragazzo la possibilità di dire «io ci sono», di condividere uno spogliatoio, un allenamento, una partita, una gioia. Significa offrire alle famiglie un luogo nel quale sentirsi accolte e alla città un’occasione per crescere insieme.

E allora benvenuto Magenta Special.

Benvenuti a tutti i ragazzi che da oggi vestiranno questa maglia. 💛

Il primo fischio è arrivato ieri sera al Plodari. E, per una volta, il risultato più bello non è scritto sul tabellone: è quello di una comunità che sceglie di giocare insieme.

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