Cronaca

Milano, arrestati cinque agenti della Polizia Locale

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Vi sono “numerosi elementi” evidenziati
dalla Procura di MILANO per ritenere che i cinque agenti della POLIZIA
LOCALE di MILANO, arrestati per un singolo episodio avvenuto lo scorso
16 luglio, si siano già resi protagonisti di altri casi dubbi. E’ uno
degli elementi che emerge nella misura cautelare con cui il gip Elio
Sparacino ha disposto il carcere per Mattia Rignanese, Denni Dileo,
Vincenzo Compagnone, Rosario Piscopo e la commissaria Ilenja Sabato (nata a Magenta)

In particolare
si dà atto che la commissaria, che ha firmato il falso verbale nei
confronti del pusher che li ha denunciati, ha “riportando fatti in
realtà mai accaduti e poi ha inviato l’atto alla Procura di MILANO
affinché potesse procedere” nei confronti dell’attuale persona offesa
“per resistenza a un pubblico ufficiale pur sapendolo innocente”.

Non solo, chi indaga sospetta su altri due arresti effettuati dal
gruppo “dimostrano come gli indagati siano soliti operare arresti in
assenza dei presupposti di legge per poi falsificare gli atti
presentati all’autorità giudiziaria”. Ad esempio il 2 agosto scorso
alcuni degli arrestati avrebbero contraffatto (le immagini delle
telecamere li smentiscono, ndr) un verbale su una presunta cessione di
droga; episodio da considerare come “chiaro indice di un pericolo di
reiterazione del reato” e come sirena d’allarme nel ritenere
l’episodio dello scorso luglio “non un fatto isolato”, ma un “preciso
modus operandi della squadra diretta da Sabato”.

In una recente sentenza firmata da Tiziana Gueli, il tribunale di
MILANO aveva già evidenziato una “palese difformità tra un verbale di
arresto redatto da Sabato e Rignanese e quanto effettivamente
accertato dalla visione delle immagini delle telecamere di un
esercizio commerciale” e la giudice aveva evidenziato che il verbale
di arresto “non appariva fedele alla dinamica dei fatti” decidende
così di trasmettere gli atti alla Procura per indagare sul
comportamento della commissaria e degli agenti.

Per il gip Sparacino, che ha disposto il carcere per i
cinque agenti della POLIZIA LOCALE, il rischio di recidivanza deve
considerarsi “particolarmente elevato” in quanto gli indagati, “non
curanti del fatto di essere già stati oggetto di segnalazioni, hanno
continuato ad operare con modalità radicalmente contrarie alla legge”
con conseguenze “gravemente lesive per gli interessi della
collettività” se si pensa che le vittime della “squadra” finiscono in
carcere per atti “redatti da infedeli servitori dello Stato”. Tra gli
arrestati, Compagnone è già a processo per aver aggredito la donna
transessuale Bruna, ma “non ha esitato ad agire in spregio della
legge” si legge nel provvedimento del gip.

Inoltre, come sostiene il pubblico ministero Giovanni Tarzia, i cinque
arrestati “potrebbero senza alcun dubbio incidere sul quadro
probatorio in maniera tale da rendere pressoché impossibili gli
ulteriori accertamenti” sui casi sospetti. “Il fatto che le condotte
degli indagati siano tutt’altro che episodiche ed estemporanee ma
siano il frutto di una chiara e meticolosa organizzazione, non può che
condurre alla conclusione che, se lasciati privi di controllo, Sabato
e il suo gruppo potranno facilmente inquinare le prove avendo
l’evidente possibilità di incidere direttamente sul materiale
probatorio”, potendo parlare con eventuali testimoni.

Infine, “Seppur le maggiori responsabilità, per ovvie ragioni
gerarchiche, devono essere attribuite a Sabato che si è posta
chiaramente all’apice della catena di comando, tutti gli altri
indagati risultano pienamente coinvolti” conclude il gip Sparacino.

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