Morte di Ramy, Piantedosi: i Carabinieri stavano facendo il loro dovere


“Questa indagine è anche a garanzia degli operatori. Non dobbiamo mai evocare un’immunità pregiudiziale per le forze dell’ordine ma nemmeno accettare giudizi sommari. Detto ciò, come si è visto anche dalle immagini televisive, bisogna ricordare che stavano facendo il loro lavoro mettendo a rischio la loro stessa incolumità.
Un ragazzo ha perso la vita in modo tragico, ma i carabinieri non sapevano chi avevano di fronte, hanno dovuto fare un inseguimento lungo e complicato. È importante che le forze dell’ordine sentano attorno a loro una cornice d’opinione che apprezza il loro lavoro”. Così il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, in un’intervista a Il Tempo, sul coinvolgimento di due carabinieri nell’inchiesta sulla morte di Ramy Elgaml, 19enne del quartiere Corvetto di Milano. Sui dati relativi alla microcriminalità, Piantedosi evidenzia che “in alcuni casi abbiamo punte del 60% di reati commessi da stranieri. Ciò non significa che l’immigrato abbia una propensione naturale o maggiore a compierli. Ma è il segno che un’immigrazione incontrollata, gestita dai trafficanti di esseri umani, non fa male solo agli italiani ma anche agli stranieri stessi, Le direttrici sono due: contrasto agli sbarchi e gestione dei flussi regolari”.
Sono sei i carabinieri la cui posizione è al vaglio delle indagini della Procura di Milano sull’incidente in cui nella notte tra il 23 e il 24 novembre ha perso la vita Ramy Elgaml, di 19 anni. Tre di loro risultano indagati, gli altri tre sono stati raggiunti da decreti di perquisizione «presso terzi». A tutti i militari coinvolti, sia quelli iscritti sia quelli al momento non iscritti, sono stati sequestrati i telefoni.
I sei carabinieri, di tre diversi equipaggi, sono quelli arrivati sul luogo dell’incidente, all’angolo tra via Ripamonti e via Quaranta al Corvetto, che è costato la vita al giovane egiziano. I primi due sono quelli a bordo della gazzella che ha inseguito per 8 chilometri lo scooter T-Max guidato dall’amico di Ramy, Fares Bouzidi, che aveva bruciato un posto di blocco in via Farini
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