Siccità, venti sindaci tra Milanese e Pavese chiedono più acqua per salvare i raccolti


L’emergenza siccità torna a mettere in allarme il comparto agricolo tra le province di Milano e Pavia.
Venti sindaci del territorio hanno sottoscritto un appello agli enti competenti affinché venga concessa una deroga temporanea nella gestione delle risorse idriche, indispensabile per garantire l’irrigazione delle colture e scongiurare pesanti perdite economiche.
A firmare la richiesta sono i Comuni di Abbiategrasso, Battuda, Besate, Binasco, Borgarello, Casarile, Casorate Primo, Certosa di Pavia, Gaggiano, Giussago, Lacchiarella, Marcignago, Motta Visconti, Rognano, Rosate, Trovo, Vellezzo Bellini, Vermezzo con Zelo e Vernate, un territorio che conta complessivamente circa 126mila abitanti e dove l’agricoltura, in particolare la risicoltura, rappresenta uno dei principali motori economici.
Il momento è particolarmente delicato. Le risaie si trovano infatti nella fase della spigatura, decisiva per la qualità e la quantità del raccolto. Negli ultimi dieci giorni, però, la disponibilità d’acqua si è drasticamente ridotta, facendo crescere la preoccupazione degli agricoltori, che temono danni significativi alla produzione.
Al centro della questione c’è il livello del Lago Maggiore, dal quale dipende la quantità d’acqua che può essere rilasciata nel Ticino e successivamente destinata all’irrigazione. Secondo Giovanni Nidasio, consigliere del Consorzio Est Ticino Villoresi, presidente del Consorzio Fiume Olona e responsabile di una società che gestisce le acque irrigue provenienti dal Naviglio Grande, i limiti oggi previsti potrebbero essere rivisti.
“Abbiamo ancora circa 90 centimetri di risorsa idrica disponibile”, spiega Nidasio, che propone una deroga straordinaria per utilizzare parte dell’acqua ancora presente nel lago e consentire così alle aziende agricole di portare a termine la stagione produttiva.
Per Nidasio, tuttavia, l’emergenza attuale evidenzia anche la necessità di ripensare complessivamente la gestione delle risorse idriche. Le regole oggi in vigore, infatti, sono state elaborate in un contesto climatico profondamente diverso da quello attuale, quando la neve garantiva una riserva d’acqua ben più consistente.
“Oggi lo scioglimento della neve avviene con largo anticipo e nei periodi cruciali per l’agricoltura quella risorsa non è più disponibile come un tempo. Servono nuovi studi e criteri di gestione adeguati ai cambiamenti climatici”, osserva.
Tra le proposte avanzate vi è anche una revisione del sistema delle concessioni idriche, comprese quelle destinate alla produzione idroelettrica, affinché nei periodi di scarsità venga garantita la priorità all’agricoltura, come già previsto dalla normativa. Altro nodo riguarda la distribuzione dell’acqua: non conta soltanto la quantità, ma anche il momento in cui viene rilasciata. Secondo Nidasio, nei mesi scorsi parte della risorsa sarebbe stata distribuita quando non era ancora necessaria, finendo in parte dispersa.
Per questo i sindaci chiedono alle Prefetture, a Regione Lombardia, ai Consorzi irrigui, agli enti di regolazione delle acque e agli organismi tecnici di aprire al più presto un confronto per individuare una soluzione condivisa e autorizzare una deroga straordinaria che consenta di salvaguardare le coltivazioni, sostenere il lavoro delle aziende agricole e tutelare l’economia di un territorio che dall’acqua dipende in modo vitale.
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