Salute

Tumori, allo Cnao di Pavia trattati oltre 6mila pazienti con l’adroterapia

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A oggi sono oltre 6.200 i pazienti
trattati con l’adroterapia, una forma particolare di
radioterapia, al Cnao (Centro nazionale di adroterapia
oncologica) di Pavia, struttura che è centro di riferimento
internazionale e uno dei pochissimi al mondo nella cura dei
tumori con questo approccio.

L’adroterapia utilizza fasci di
protoni e ioni carbonio: grazie alle proprietà fisiche
intrinseche e uniche di queste particelle, caratterizzate da
altissima precisione balistica, è possibile erogare una dose
molto elevata di energia al tumore, risparmiando maggiormente i
tessuti sani circostanti. Questo si può tradurre, nella pratica
clinica, in un risparmio degli effetti collaterali e in un
miglioramento della sopravvivenza.

Lo dimostrano i risultati degli studi scientifici, ad esempio,
nei sarcomi, i tumori che colpiscono i tessuti di sostegno del
corpo. In particolare, nei cordomi e condrosarcomi della base
del cranio il controllo di malattia a 5 anni è superiore
all’80-90%. Risultati analoghi nel melanoma oculare e nelle
neoplasie del distretto testa collo, in particolare in quelle
delle ghiandole salivari e dei seni paranasali. E, nei tumori
pediatrici, è possibile ridurre gli effetti collaterali
caratteristici della radioterapia tradizionale, cioè danni
cognitivi, endocrini, acustici, ritardi della crescita e
insorgenza di tumori radioindotti.

“Ad oggi nel mondo vi sono solo otto centri duali con doppia
particella, cioè con protoni e ioni carbonio, e Cnao rientra in
questo gruppo ristretto di strutture di riferimento – afferma
Gianluca Vago, presidente del Cnao e direttore del dipartimento
di oncologia e emato-oncologia (Dipo) della Statale di Milano -.
L’adroterapia con ioni carbonio è parte fondamentale della
strategia di cura di diversi tumori, grazie all’elevata capacità
di superare la radioresistenza. In particolare, gli ioni
carbonio interagiscono con la molecola del Dna determinando
danni multipli e complessi, per cui la cellula tumorale
radioresistente non riesce più a ripararsi”

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