Autonomia/2. Massimo Garavaglia: “La dobbiamo a Bobo Maroni”


Autonomia differenziata. Dopo aver approvato la legge, giovedì, in Senato è arrivato il primo sì anche agli schemi di intesa con le Regioni Lombardia, Piemonte, Veneto e Liguria.
Ad aprire il dibattito è stato il senatore Massimo Garavaglia (Lega), che ha voluto tracciare una linea di continuità storica e costituzionale per difendere il provvedimento dalle accuse delle opposizioni, offrendo una lettura tecnica e politica del percorso intrapreso.
Il tributo a Maroni e Bressa
Nel suo intervento, Garavaglia ha voluto anzitutto rendere omaggio a due figure chiave del regionalismo italiano, appartenenti a schieramenti politici diversi: Roberto Maroni e Gianclaudio Bressa.
“A loro in primis dobbiamo la chiusura di questo iter,” ha sottolineato il senatore, evidenziando come l’autonomia non sia una bandiera ideologica di parte, ma il coronamento di un lavoro bipartisan durato anni.
La Costituzione come bussola: gli articoli 5 e 114
Per smontare le tesi di chi vede nel provvedimento una minaccia all’unità nazionale, Garavaglia ha richiamato la Carta Costituzionale, definendo il percorso “chiaro e incontrovertibile”.
Il parallelismo con i diritti inviolabili: Il senatore si è soffermato sull’articolo 5, dove si legge che la Repubblica “riconosce e promuove le autonomie”. “La Costituzione usa lo stesso identico verbo – riconoscere – che ritroviamo nell’articolo 2 per i diritti inviolabili dell’Uomo. Questo significa che l’autonomia non è una gentile concessione dello Stato centralista, ma un diritto intrinseco dei territori”, ha spiegato.
Il limite al “Leviatano” statale: Citando il combinato disposto tra l’articolo 5 e l’articolo 114, Garavaglia ha ricordato che quest’ultimo cita lo Stato solo in via sussidiaria e residuale rispetto a Comuni, Province e Regioni. Si tratta dell’applicazione del principio di sussidiarietà (subsidium afferre), inteso come argine all’espansione illimitata del potere statale.
I casi di Scuola e Sanità: “Parità di risorse non significa parità di servizi”
Il cuore della tesi di Garavaglia risiede nella distinzione tra la quantità di risorse stanziate e la qualità della loro gestione. A supporto di ciò, il senatore ha portato in Aula due esempi concreti:
La Scuola (Centralizzata): Nonostante sia gestita interamente a livello centrale, le classifiche internazionali OCSE-PISA evidenziano divari profondi nell’offerta formativa tra le diverse aree del Paese. E questo avviene a parità di finanziamenti pro capite.
La Sanità (Regionalizzata): Pur riconoscendo che il nostro sistema universalistico resta tra i migliori al mondo, le differenze territoriali nelle prestazioni sanitarie sono evidenti. Anche in questo caso, i divari non dipendono dalle risorse stanziate dallo Stato, che sono identiche per tutti.
“La sfida è sulla qualità della spesa”
“La questione non è quanto si spende, ma come si spende,” ha incalzato Garavaglia, rigettando l’idea che l’autonomia crei sperequazioni o sbilanciamenti tra le Regioni. L’obiettivo della riforma, secondo il senatore della Lega, non è dividere l’Italia, ma responsabilizzare gli amministratori locali sul territorio: chi governa sarà chiamato a rispondere direttamente dell’efficienza dei servizi offerti, eliminando l’alibi del centralismo statale per giustificare le inefficienze locali.
GUARDA IL VIDEO:
- Varese Omicidio Limido, la parte civile: «Ancora una volta è stata processata la vittima» 17 Lug 2026
- Busto Arsizio A Busto si cerca Freezer, iguana domestica scappata da Beata Giuliana 17 Lug 2026
- Gallarate “Ciao mamy”: l’addio tra le lacrime alla dottoressa dell’ospedale di Somma 17 Lug 2026