Busto Arsizio, una rotonda per Sergio Ramelli: una storia che fa ancora paura

“Sono bastati cinquant’anni per comprendere che quello che è successo a un ragazzo di quasi 19 anni è stato solo ed esclusivamente un orrore? Quella che doveva essere una tragedia condivisa in maniera trasversale è stato per troppo tempo il ricordo del dolore di una sola parte”.
Queste le parole dell’assessore alla Cultura della Regione Lombardia, Francesca Caruso, intervenendo oggi a Busto Arsizio, nel Varesotto, all’inaugurazione della rotonda intitolata a Sergio Ramelli, militante del Fronte della Gioventù ucciso nel 1975 a Milano, durante gli anni di piombo. Alla cerimonia, officiata dal sindaco Emanuele Antonelli, erano presenti anche la sottosegretario all’Istruzione e al Merito, Paola Frassinetti, l’europarlamentare Carlo Fidanza, il consigliere regionale Giacomo Cosentino, i deputati Umberto Maerna e Riccardo De Corato, il presidente del Consiglio comunale Laura Rogora e il vicesindaco Luca Folegani.
“Immaginiamo per un attimo i nostri figli -ha aggiunto Caruso- tutti i nostri figli, davanti ad un foglio bianco. La cosa più naturale che ci viene in mente è quella che ognuno di loro possa sentirsi libero di scrivere i propri pensieri. E’ forse la più grande forma di educazione vedere un ragazzo che riesce a trasmettere il suo pensiero su un foglio in totale libertà. Ma forse non sono bastati questi anni se ancora oggi ci sono libri a testa in giù e polemiche per apporre una targa nella scuola dove lui studiava. Quella scuola dove lui scrisse in libertà quel tema che gli è costato la vita. Ma perché questa è una storia che ancora fa paura? Era solo un ragazzo con il coraggio delle sue idee”, ha concluso.
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