Cronaca

Matteo Forte (Fdi) e Pro Vita: ‘in Lombardia la sanità pubblica diventa esecutrice di morte’

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“Quanto accaduto con Domenico è una tristissima notizia, che pone un tema politico e istituzionale sul quale non possiamo voltarci dall’altra parte: il rischio è che il Servizio sanitario regionale finisca per assumere un ruolo che va oltre la sua missione fondamentale, che è quella di curare e tutelare la vita. Ritengo che le linee guida emanate dall’Assessorato al Welfare non riflettano pienamente l’indirizzo politico espresso dal Consiglio regionale con il voto del 19 novembre 2024”, afferma Matteo Forte, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, intervenendo sul caso di suicidio medicalmente assistito avvenuto in Lombardia.

“Quel giorno”, prosegue Forte, “il Consiglio regionale approvò la pregiudiziale di costituzionalità sulla proposta di legge relativa al suicidio medicalmente assistito. Un pronunciamento politico e istituzionale chiaro.

Nell’attuale situazione si rischia infatti di ampliare il campo d’azione del sistema regionale nel suo complesso, come emerge anche da quanto accaduto in questo caso. Il Servizio sanitario deve continuare ad avere come propria missione fondamentale quella di curare, assistere e accompagnare la vita”, conclude Forte.

“La sanità pubblica, nata per
curare, si trasforma così in esecutrice di morte, e questo
accade in una Regione amministrata dal centrodestra”. Così
Antonio Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia, commenta in
una nota il caso del 59enne di Giussano morto ieri dopo aver
ottenuto l’assistenza del Servizio sanitario regionale lombardo
per il suicidio assistito.

“Quello che è accaduto in Lombardia è un precedente gravissimo
e un punto di non ritorno: per la prima volta il Servizio
sanitario pubblico non si è limitato a verificare i requisiti
fissati dalla Consulta, ma ha organizzato l’intera esecuzione:
il personale, il farmaco letale, la strumentazione, perfino il
luogo in cui morire – prosegue -. Nessun Parlamento ha mai
approvato tutto questo. In Italia non esiste una legge nazionale
sul suicidio assistito e non esiste alcuna norma che imponga al
Servizio sanitario di procurare farmaci letali e di allestire la
procedura. Si aggira il Parlamento per via amministrativa, a
colpi di delibere e linee guida, come quelle varate dalla Giunta
lombarda lo scorso 13 maggio, che hanno di fatto costruito un
percorso pubblico verso la morte”.

L’associazione chiede quindi al presidente lombardo Attilio
Fontana e alla giunta regionale “di ritirare immediatamente
quelle linee guida e di destinare ogni risorsa disponibile al
potenziamento delle cure palliative e dell’assistenza ai malati
cronici e ai disabili – conclude Brandi -. E chiediamo al
Parlamento di respingere qualsiasi disegno di legge sul fine
vita, compreso quello presentato dalla maggioranza come presunto
‘male minore’, una legge non arginerà mai la deriva, la
legittimerà”.

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