Milano: uccisero tre giovani dando fuoco a emporio, ‘non è omicidio volontario’


La Corte d’Assise di MILANO, che ha
condannato a pene fino a 30 anni i tre imputati per il rogo del
magazzino in cui morirono tre giovani nel 2024, ha riqualificato
l’accusa principale, il reato di omicidio volontario plurimo
aggravato, in “morte come conseguenza di altro reato”, ossia
dell’incendio appiccato, e ha tenuto conto della “morte di più
persone”. Anche da questa riqualificazione derivano le pene, dai
21 ai 30 anni, più lievi rispetto alle richieste della Procura
di tre ergastoli.
In particolare, la Corte (giudici
togati Bertoja e Fioretta) ha condannato a 21 anni il presunto
esecutore materiale, Washi Laroo, 27 anni, per incendio, tentata
estorsione e morte come conseguenza di altro reato con “morte di
più persone”, applicando anche la continuazione e il concorso
formale sui reati. Assolto, invece, per non aver commesso il
fatto da un’imputazione di droga.
Gli altri due imputati, ossia i presunti mandanti Yijie Yao e
Bing Zhou, invece, sono stati condannati a 30 anni per tutte e
quattro le imputazioni (anche per fatti di droga), sempre con la
riqualificazione dell’omicidio volontario in morte come
conseguenza di altro reato con “morte di più persone”. Entrambi
sono stati condannati a 21 anni più 12 anni, che sono diventati
30 anni di reclusione, pena massima sotto l’ergastolo.
La Corte ha anche riconosciuto provvisionali di risarcimento
per i familiari delle vittime, parti civili, che vanno dai
10mila euro fino ai 250mila euro, per un totale, in particolare,
di 500mila euro per i genitori dei due fratelli morti.
Motivazioni del verdetto tra 30 giorni.
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