Omicidio di Abbiategrasso, i 4 accusati rimangono in carcere e ‘si vantavano’

Dopo aver ucciso Mohamed Elsayed Elsharkawy, i quattro presunti killer ne hanno parlato tra loro con “assoluta noncuranza” e “vantandosi” di ciò che avevano appena fatto. È quanto osserva il gip di Pavia nell’ordinanza di convalida del fermo a carico dei ragazzi, di un’età compresa tra i 18 e i 27 anni, accusati di aver accoltellato il giovane ad Abbiategrasso, nel Milanese, lo scorso 20 aprile per questioni legate allo spaccio di droga.
Disponendo per tutti e quattro il carcere, il giudice Luigi Riganti sottolinea la “allarmante pericolosità” e la “propensione alla violenza” dei presunti killer, i quali non sarebbero capaci di controllare o limitare la propria rabbia, e “lo stato di alterazione” derivante dall’incapacità di gestire i rapporti interpersonali.
Dimostrando la totale assenza di freni inibitori, osserva il gip, e non essendo in grado di controllare i gesti aggressivi, vi è inoltre il pericolo che possano commettere altri delitti della stessa specie.
I ragazzi, di cui tre fratelli, sono stati fermati dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano e dai colleghi della Compagnia di Abbiategrasso, dopo essere stati identificati tramite le testimonianze raccolte sul luogo del delitto in via Fusè e le immagini delle telecamere di sorveglianza. A quanto ricostruito, dietro all’omicidio vi sarebbe un debito di droga: la vittima avrebbe intascato circa 600 euro dal gruppetto senza fornire loro la sostanza per cui avevano pagato.
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