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Play Off Conference League: è già alta tensione per la gara tra Lugano e Maccabi Tel Aviv

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La partita si giocherà giovedì 20 agosto, alle ore 20:30, alla AIL Arena. Il cammino europeo dei Bianconeri di Lugano arriva al suo momento decisivo: contro la formazione israeliana, il FC Lugano affronterà l’ultimo ostacolo verso la fase campionato della competizione.

Ma la polemica politica è dietro l’angolo come si legge nella nota vergata dalle Associazioni “Pro Pal” dove il concetto di fondo è fin troppo chiaro: “Lo sport non può essere neutrale”

“I gruppi 24 maggio – promotori delle manifestazioni unitarie di Bellinzona e dell’iniziativa delle cartoline al Festival del film di Locarno 2025 –, Shwag (Swiss Healthcare Workers Against Genocide) e Volontari·e Ticinesi per i Diritti umani in Palestina – promotori dello sciopero della fame del personale sanitario davanti al Palazzo federale e degli appelli al Consiglio federale che hanno contribuito alla decisione di accogliere feriti della Striscia di Gaza – si rammaricano della decisione di ospitare a Lugano la partita tra il FC Lugano e il Maccabi Tel Aviv.

A Gaza e nei territori palestinesi occupati la violenza e la crudeltà esercitate sulla popolazione civile, insieme al disprezzo del diritto da parte del governo israeliano, hanno raggiunto limiti estremi. Autorevoli osservatori nel mondo, tra i quali lo storico israeliano Omer Bartov, studioso dell’Olocausto, hanno definito quanto sta avvenendo a Gaza un genocidio, e Pogrom le violenze dei coloni in Cisgiordania, sostenute dal governo e dall’esercito israeliani. Di fronte a questa realtà, ogni strumento di pressione sul governo e sull’opinione pubblica israeliana deve essere utilizzato dagli stati che hanno sottoscritto le convenzioni di Ginevra.

Le collaborazioni sportive, culturali e scientifiche, come quelle economiche – per non parlare delle indecenti cooperazioni militari – che il nostro Paese continua a intrattenere non sono neutrali. Anche in Israele, esponenti della minoranza pacifista sostengono che solo una forte pressione internazionale, a tutti i livelli – anche il rifiuto di giocare una partita di calcio – possa incrinare il consenso che permette il protrarsi di questa politica e contribuire a smantellare il sistema di oppressione e ingiustizia in atto.

È dunque deplorevole che la UEFA continui ad ammettere alle proprie competizioni squadre israeliane come il Maccabi Tel Aviv. Lo sport non può dichiararsi neutrale di fronte a gravi violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale: gli stessi criteri che hanno portato -giustamente – a escludere gli atleti russi dalle competizioni internazionali devono valere per ogni Paese.

Considerati i precedenti della tifoseria del Maccabi, nota per il sostegno all’occupazione israeliana e per ripetuti comportamenti violenti, e quanto avvenuto ad Amsterdam, con cori suprematisti e bandiere palestinesi strappate, i nostri tre gruppi scelgono di non partecipare a una protesta diretta sul campo, per evitare provocazioni e una possibile escalation.

Decidere di non essere allo stadio non significa però tacere. Rifiutare la logica della forza deve far apparire ciò che oggi manca: l’uso della ragione critica e dell’empatia, il bisogno di verità e giustizia.

Se la nostra scelta è quella di rifiutare il terreno della provocazione e dello scontro, è anche per chiedere alla politica di fare la sua parte. Il Municipio di Lugano e il Governo ticinese devono assumere le loro responsabilità ed esprimere una posizione chiara. Anche il FC Lugano, che ospita la partita, non può considerarsi estraneo alla questione.

La presa di distanza dell’onorevole Badaracco rispetto alla partecipazione del Maccabi alle competizioni UEFA è un primo, ancorché timido, segnale. Vorremmo che altre voci politiche e istituzionali prendessero posizione con ancor più chiarezza, come il Governo ticinese ha saputo fare il 28 maggio 2025 quando richiese al Consiglio federale una ferma condanna delle azioni di Israele”.

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