‘Prostitute sfruttate a Milano’, negli atti anche l’ombra della ‘ndrangheta


Avrebbe avuto anche “la
disponibilità di armi da fuoco” e “collegamenti” pure con un
“pluripregiudicato per traffico di stupefacenti” legato “a
cosche di ‘ndrangheta”, Lorenzo Polli, il presunto capo
dell’associazione per delinquere che avrebbe gestito una rete di
sfruttamento della prostituzione a Milano, attraverso centri
benessere e case.
Lo si legge nell’ordinanza di custodia
cautelare, firmata dalla gip Rossana Mongiardo, che ha portato
in carcere il 57enne, di cui viene evidenziato il “profilo di
pericolosità”, e altre quattro persone, tra cui la compagna
marocchina di 34 anni, e altre due persone ai domiciliari.
Nelle oltre 90 pagine del provvedimento della giudice
vengono riportate tutte “le attività tecniche”, tra cui una
serie di intercettazioni, che hanno documentato come “tutti gli
indagati mantengano rapporti costanti e quotidiani” per la
gestione “dei centri”, delle ragazze, alcune di origine
sudamericana, “degli aspetti economici e delle decisioni
organizzative”.
Tra le condotte contestate a Polli – che sarebbe stato al
vertice dell’associazione criminale dal 2021 in avanti – anche
l’aver versato “denaro contante” per quasi 250mila euro su
“carte prepagate nella sua disponibilità ovvero sui conti
correnti a lui intestati o intestati alle sue società”. Soldi
che venivano, poi, in parte spesso trasferiti “il giorno stesso
o nei giorni immediatamente successivi, mediante bonifici per
spese di varia natura, tra cui il pagamento delle ragazze per le
prestazioni sessuali effettuate” ma anche per “l’acquisto di
orologi di lusso”. O ancora per “il pagamento dei canoni di
locazione riferiti ai centri benessere”.
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