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Separatismo islamico, Garavaglia (Fdi): in Lombardia nessuno spazio per enclave contro la Costituzione

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“La libertà religiosa è un principio che difendiamo proprio perché crediamo nella libertà. Ma non può significare accettare che, nel nome di una tradizione o di un precetto, una donna venga privata della propria dignità, costretta a un matrimonio, nascosta dietro un velo integrale o sottoposta a pratiche incompatibili con i diritti fondamentali riconosciuti dal nostro ordinamento. Su questo non possono esistere ambiguità: in Italia valgono la Costituzione e le leggi della Repubblica, per tutti”. Christian Garavaglia, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, interviene così sulla mozione, approvata in Aula, dedicata alle misure di contrasto al separatismo islamico e alla tutela dei principi costituzionali.

“Gli episodi degli ultimi mesi ci dicono che non stiamo discutendo di questioni astratte. Ai casi di Rimini e Monfalcone si sono aggiunti fatti molto gravi anche in Lombardia: dal sedicenne residente nel Comasco arrestato nell’ambito di un’indagine sulla propaganda jihadista fino all’aggressione subita a Milano da un rabbino, per la quale sono stati contestati anche reati connessi alla discriminazione religiosa”.

Per Garavaglia il punto centrale è evitare che l’integrazione venga confusa con la rinuncia a far rispettare regole comuni: “Non possiamo accettare la formazione di zone franche culturali nelle quali consuetudini, pressioni familiari o precetti religiosi arrivino a giustificare pratiche aberranti, come le mutilazioni genitali femminili, o finiscano comunque per prevalere sui diritti della persona e sull’ordinamento italiano. Integrare significa condividere un nucleo di diritti e doveri. Chi sceglie di vivere nella nostra società deve sapere che la libertà di culto è pienamente garantita, ma nessuna appartenenza religiosa può diventare il pretesto per comprimere la libertà di qualcun altro”.

Da qui anche l’impegno rivolto alla Giunta perché, a partire dalle scuole, vengano sostenuti percorsi educativi capaci di prevenire radicalizzazione e prevaricazioni. “La scuola è il primo luogo nel quale ragazzi provenienti da storie e culture differenti imparano a vivere insieme. La cultura familiare è una ricchezza quando aiuta a crescere, ma diventa un problema quando ostacola l’integrazione o comprime la libertà individuale. È sui più giovani che dobbiamo investire, senza lasciare spazio a mondi paralleli che non si riconoscono nelle stesse regole. Spiace che proprio nel giorno in cui tutti noi consiglieri abbiamo indossato il Fiocco Rosa, simbolo della prevenzione e della tutela della salute delle donne, il centrosinistra non abbia sostenuto una mozione che poneva al centro anche la difesa delle giovani donne. È l’ennesima contraddizione di una sinistra che rivendica i diritti in modo selettivo, a seconda di chi li invoca, finendo in questo caso per votare contro un atto che chiedeva esplicitamente di contrastare radicalizzazione e fondamentalismo islamico”.

Va nella stessa direzione la proposta depositata in Parlamento da Fratelli d’Italia sul separatismo religioso, con misure riguardanti il velo integrale nei luoghi pubblici, il contrasto ai matrimoni forzati, i certificati di verginità, la trasparenza dei finanziamenti ai luoghi di culto e gli strumenti di prevenzione contro la diffusione di pratiche fondamentaliste.

Maira Cacucci, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, concentra l’attenzione sulla condizione femminile: “Quando una donna viene costretta a nascondere il proprio volto, a sposare qualcuno contro la propria volontà o a sottostare a imposizioni familiari che cancellano la sua autodeterminazione, non siamo davanti a tradizioni che lo Stato debba osservare con indifferenza. Siamo davanti a diritti che devono essere protetti. Da avvocato ritengo che il confine sia molto chiaro: libertà culturale e religiosa finiscono dove iniziano coercizione, violenza e lesione della dignità della persona. E su questo le donne, qualunque sia la loro origine, devono poter contare sulla stessa tutela”.

Matteo Forte, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, allarga infine la riflessione al modello europeo di integrazione: “Il problema non è tanto l’islamismo politico: il problema siamo innanzitutto noi, è l’Europa. Negli ultimi decenni abbiamo visto crescere proprio nei Paesi europei fenomeni di radicalizzazione che hanno prodotto foreign fighters ed esportato jihadisti combattenti in Siria. Dobbiamo avere il coraggio di riconoscere che un certo modello multiculturalista ha fallito, perché ha spesso favorito la nascita di comunità separate, incapaci di riconoscersi in un patrimonio comune di regole e valori. È su questo che dobbiamo accendere un faro: non basta contrastare gli estremismi quando esplodono, serve intervenire prima, sul terreno culturale, educativo e normativo, riaffermando senza ambiguità i principi della nostra civiltà e del nostro ordinamento”.

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