Uccise il figlio per difendere la moglie, condannato resta ai domiciliari


Edoardo Borghini, condannato ieri a NOVARA a undici anni di reclusione per l’omicidio del figlio Nicolò, ucciso il 19 gennaio 2025 con due colpi di fucile
al culmine di una lite famigliare nella abitazione di Ornavasso
(Verbano-Cusio-Ossola), rimarrà ai domiciliari.
Attualmente si trova ospite da un parente, dopo avere trascorso quattro giorni
in carcere a Verbania immediatamente dopo l’omicidio.
La corte d’Assise, presieduta dal giudice Gianfranco Pezone
con a latere Giovanni Celani e sei giudici popolari, ha inoltre
ordinato la confisca del fucile e delle cartucce di Borghini e
la distruzione degli abiti della vittima. Dopo la condanna e in
attesa del processo d’appello, Borghini, cui è stato imposto il
rimborso delle spese processuali, oggi aveva in aula una
quindicina di parenti.
Presente, inizialmente, anche la moglie di Borghini, la quale
non ha però atteso la lettura della sentenza. La donna aveva
scelto di non costituirsi parte civile. Prima ancora
dell’apertura del processo, il marito aveva già risarcito la
donna, cedendole l’intera proprietà della casa in cui vivevano.
Nessuna delle altre parti offese aveva avanzato pretese di
risarcimento. Nelle prossime settimane prenderà il via il
percorso di giustizia riparativa cui l’uomo ha avuto accesso.
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