Pride Legnano, Garavaglia (Fdi): irriverente per la storia della città


“È curioso che proprio in questi giorni Giuseppe Conte abbia aperto, da sinistra, una riflessione molto critica sugli eccessi della cultura woke, definendola una sorta di ‘religione morale autoreferenziale’ e sostenendo che non possa rappresentare l’ossatura ideologica di una forza progressista. Una riflessione che ha aperto un vero e proprio dibattito nel campo largo e che, evidentemente, dovrebbe far riflettere anche chi governa le nostre città”.
Lo dichiara Christian Garavaglia, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale della Lombardia, intervenendo sulla polemica legata al Pride di Legnano del prossimo 13 settembre e, in particolare, alla scelta degli organizzatori di utilizzare nel logo della manifestazione l’immagine di Alberto da Giussano.
“Il problema, sia chiaro, non è il diritto di manifestare, che nessuno mette in discussione. Il problema è un altro: è l’eccesso carnevalesco che caratterizza questa manifestazione che ha tra le sue consuetudini l’attacco e insulto verso gli avversari politici. Alberto da Giussano non è un personaggio qualsiasi da utilizzare come elemento grafico per una campagna di comunicazione. È una figura profondamente radicata nell’identità e nella storia di Legnano, un simbolo che appartiene alla memoria collettiva della città”.
“ Per questo trovo francamente sorprendente che si possa pensare di arruolare il Guerriero nella comunicazione del Pride, come se la storia di Legnano potesse essere piegata e strumentalizzata a piacere”. Garavaglia richiama quindi le parole pubblicate domenica da Giorgio Gandola su La Verità, in un articolo significativamente intitolato “Alberto da Giussano simbolo pride. Ennesimo oltraggio Lgbt alla storia”.
Il giornalista osserva che la scelta del Pride arriva a coinvolgere “l’identità, della tradizione, del radicamento di una comunità che agli studi può valori del globalismo antepone i suoi”.
“ È esattamente questo il punto – sottolinea Garavaglia –: una comunità non è soltanto la somma delle rivendicazioni del presente. È fatta di storia, memoria, tradizioni, simboli, radicamento. E rispettare una comunità significa anche rispettare ciò che quella comunità ha ricevuto e che deve poter trasmettere alle generazioni future”.
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